Dopo lo Tsunami. Salerno antica
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Immagini narrate

Tronco di acero

In località Cappelle, a nord del centro di Salerno, è stato rinvenuto un tronco di acero, privo di rami e predisposto alla lavorazione, carbonizzato e inglobato nella cenere vulcanica in seguito a una violenta eruzione, avvenuta nei Campi Flegrei circa 40.000 anni fa (Paleolitico Superiore). Le tracce di lavorazione sul tronco documentano la presenza dell'uomo nel territorio salernitano, già nel Paleolitico.

Impronte da Oliva Torricella

Le impronte del passaggio di uomini e animali in fuga, impresse sul suolo fangoso, sono la testimonianza diretta del drammatico momento in cui, nell'Età del Bronzo, 4000 anni fa circa, un maremoto, si abbatté sul villaggio di Oliva Torricella, posto nella periferia sud orientale di Salerno, tra i fiumi Fuorni e Mercatello. Sigillato da uno strato di sabbia, conchiglie e pomici ("tsunamite"), il villaggio si è conservato intatto, fissato nell'attimo disperato in cui i suoi abitanti, fuggendo, lo hanno abbandonato. L'abitato era strutturato in capanne ovali e a ferro di cavallo, realizzate con pali di legno di castagno. In un'area all'aperto gli abitanti si dedicavano alle attività artigianali: la tessitura e la filatura della lana, la lavorazione dell'osso, delle pelli, del legno e dell'argilla.

Scodelle da Oliva Torricella

Gli abitanti del villaggio di Oliva Torricella cucinavano in pentole e bollitoi in terracotta, tenuti sul fuoco da grandi sostegni, utilizzando forni posti sia all'interno che all'esterno delle case. Le tavole erano imbandite con scodelle, brocche e tazze per bere in terracotta. L'alimentazione prevedeva il consumo di nocciole, ghiande e frutti selvatici, cereali (farro, orzo e miglio), legumi (fave), che venivano conservati in grandi contenitori e trasformati in farine con macine in pietra. Il regime alimentare di questi uomini prevedeva anche carne da allevamento (bovini, suini, ovicaprini) e da cacciagione (cinghiali, cervi, canidi), pesci e molluschi.

Una sepoltura anomala

Lo scheletro di un uomo di circa quarantacinque anni è stato rinvenuto in una fossa fra le capanne di un villaggio dell'Età del Bronzo, in località Castelluccia presso Battipaglia. Misteriose le circostanze della morte di quest'uomo, il cui corpo venne sottoposto a torture che comportarono l'uso del fuoco e la scomposizione del corpo stesso. L'uomo venne quindi gettato in una fossa e ricoperto da grossi contenitori ceramici e terreno.

Navicella nuragica da Montevetrano

Le popolazioni della Sardegna nuragica offrivano modellini di navi in bronzo alle divinità per fini propiziatori e come ringraziamento per gli scampati pericoli della navigazione. I modellini potevano recare a prua teste di animali, come cervi o tori. Questa navicella nuragica era uno degli oggetti del corredo della tomba di una donna di alto rango, forse una principessa, vissuta nella seconda metà dell'VIII secolo a.C. nel villaggio di Montevetrano, ubicato in posizione strategica su una collina vicino Pontecagnano, a controllo del fiume Picentino, in comunicazione con la Valle dell'Irno e del Sarno e, da qui, con Capua e la piana campana. La navicella testimonia i rapporti tra le comunità del territorio di Salerno e il bacino del Mediterraneo nell'Età del Ferro ed enfatizza il ruolo di mediazione svolto dalla donna all'interno di questa rete di scambi.

Urna biconica in bronzo da Montevetrano

Questo grande vaso biconico in lamina bronzea conteneva una bevanda aromatizzata mescolata a cereali, destinata al rituale che fu celebrato per accompagnare la principessa di Montevetrano nel suo ultimo viaggio. Il vaso, forse prodotto in Etruria meridionale, presenta una decorazione a sbalzo con file di borchiette e due fasce ornate da una teoria di uccelli acquatici.

Coppa dei tori da Montevetrano

Questa coppa in bronzo, di produzione orientale, è un altro degli oggetti che componevano il corredo funerario della principessa di Montevetrano. La coppa è decorata internamente da una processione di cinque tori sul registro superiore e da una teoria di quattro vacche che allattano un vitellino su quello inferiore. Queste immagini che rimandano al tema della fertilità e dell'abbondanza, esaltano il ruolo della donna all'interno della sua comunità come fonte di ricchezza in quanto garante della continuità della propria stirpe. Il prestigio sociale della principessa è sottolineato, inoltre, da numerosi oggetti di ornamento: spille in bronzo e ambra, un anello decorato da uno scarabeo egiziano. La sua natura regale è enfatizzata da un fuso a conocchia in bronzo, assimilabile a uno scettro simbolo di potere.

Vasi a figure nere con episodi della vita di Eracle

Eracle (in latino Ercole), eroe mediterraneo e viaggiatore per eccellenza, è qui rappresentato in due delle sue più celebri fatiche: l'uccisione del leone che minacciava la città greca di Nemea e la cattura del terribile cinghiale che viveva sulle pendici del monte Erimanto in Grecia. Queste immagini, raffigurate su vasi greci del VI e del V secolo a.C., rinvenuti nelle tombe degli aristocratici etruschi di Fratte, costituiscono un chiaro rimando all'ideale eroico dei defunti, cui fa riferimento anche il programma figurativo - Eracle e il leone, Teseo e il Minotauro, corteo di divinità - presente su un monumentale deinos, nel quale venivano mescolati acqua e vino durante i banchetti, secondo una pratica distintiva dell'aristocrazia greca adottata anche dagli Etruschi. Il centro etrusco di Fratte può essere considerato il primo insediamento urbano del territorio di Salerno. Grazie alla sua posizione su un'altura che domina il tratto meridionale della valle dell'Irno, Fratte divenne rapidamente un importante polo di scambio di merci e un punto di integrazione tra genti etrusche, greche e italiche.

Testa di Apollo in bronzo

La testa di Apollo in bronzo, ripescata nelle acque del mare di Salerno, è una sorta di metafora del tuffo nell'antica storia della città che la mostra propone tra "le Salerno" seppellite da terremoti, alluvioni, maremoti, frane e abbandoni che giacciono ovunque sotto i nostri passi. La scultura, datata alla prima età imperiale romana, potrebbe provenire dal crollo di un edificio ubicato, presumibilmente, lungo la costa salernitana. La colonia romana di Salernum fu fondata nel 194 a.C. come avamposto commerciale, marittimo e militare di Roma sul Mediterraneo occidentale. Il centro della città romana coincideva con l'attuale centro storico dove non è agevole leggere, oggi, la forma della città antica. La campagna circostante la colonia di Salernum era ricca e ben coltivata, punteggiata di ville, fattorie e insediamenti, come il villaggio marittimo, situato tra i corsi d'acqua Mariconda e Mercatello, le cui sepolture hanno restituito: lucerne, vasi in terracotta, balsamari in vetro, monete depositate come pedaggio per l'aldilà e chiodi per scongiurare che proteggevano le tombe dai profanatori.

Statua di Venere con delfino

L'impianto urbano della colonia di Salernum, sebbene di difficile lettura, è ancora individuabile nel reticolo stradale del centro storico i cui assi di attraversamento principali sembrano essere riconoscibili in via Tasso e in via Canali. Il foro doveva sorgere nell'attuale piazza Abate Conforti, dalla quale proviene gran parte della documentazione scultorea nota, come la statua in marmo di Venere semipanneggiata con delfino. La statua, databile alla seconda metà del II sec., è stata rinvenuta nel corso dello scavo di un edificio romano in via Romualdo Guarna, in prossimità del presunto foro. Accanto alla gamba sinistra della dea è presente, con funzione di sostegno, un delfino, tipico attributo della dea nata dalle acque del mare.

Marmi policromi dalla chiesa di S. Pietro a Corte

La sfarzosa residenza del principe longobardo Arechi II e l'adiacente cappella palatina dedicata ai santi Pietro e Paolo, situate nell'area della chiesa di S. Pietro a Corte, erano decorate con marmi preziosi recuperati da monumenti romani, con la volontà di creare una continuità ideale tra lo splendore della civiltà romana e la corte longobarda di Salerno. Nella seconda metà dell'VIII secolo, Arechi decise, infatti, di trasferire la sua corte da Benevento a Salerno, in virtù della sua posizione strategica sul mare. La reggia, edificata sopra le terme romane oramai cadute in disuso, è descritta dallo storico di corte, Paolo Diacono, che racconta di porticati di colonne e loggiati, scenografici scaloni in marmo, saloni di rappresentanza in cui venivano ricevuti i vescovi del ducato e gli ambasciatori bizantini. La Salerno longobarda era un centro animato e popolato da genti di tradizione differenti: nel quartiere oggi noto come Fornelle era insediata una colonia di Amalfitani e di Atranesi, deportati per ragioni politiche nella prima metà del IX secolo. Agli Amalfitani si deve la costruzione della chiesa di Santa Trofimena che conserva, ancora oggi, frammenti della decorazione pittorica della fase originaria della chiesa.

Gruzzolo di monete dalla chiesa del SS. Salvatore de Fondaco

Lo splendore economico, il ruolo commerciale e politico nel Mediterraneo, la vivacità culturale della città normanna sono documentati dall'eterogeneità delle monete rinvenute nella chiesa del SS. Salvatore de Fondaco, perdute dal proprietario intorno alla metà dell'XI secolo: 49 follari in rame della zecca salernitana, 3 denari in mistura coniate a Pavia e Lucca, 3 denari in argento di Le Puy (Alta Loira) e 6 tarì d'oro di Amalfi. La dominazione normanna a Salerno iniziò nel 1076 con la conquista della città da parte di Roberto il Guiscardo. Questo cambiamento di dinastia non solo non segnò un momento di crisi per la città, ma ne determinò un ulteriore sviluppo economico, culturale e urbanistico, attirando genti di ogni provenienza. La città venne ampliata verso Oriente, dove fu costruita la nuova residenza dei principi - Castel Terracena - e, per volontà del Guiscardo stesso, la cattedrale intitolata a San Matteo, segno della città nuova e, ancora oggi, simbolo di Salerno. L'accresciuto cosmopolitismo della città in epoca normanna determinò un cambiamento nelle predilezioni artistiche testimoniato dall'importazione di ceramiche dall'Africa araba e dalla Sicilia, rinvenute in città e nel Castello.

 




Immagini narrate

Tronco di Acero

Impronte da Oliva T.

Scodelle da Oliva T.

Sepoltura anomala

Navicella nuragica

Urna biconica

Coppa dei tori

Vasi a figure nere

Testa di Apollo

Venere con delfino

Marmi policromi

Gruzzolo di monete